mercoledì 11 luglio 2012

Lo sciopero del 26 Luglio .



Lo abbiamo già scritto qui per commentare l' annunciato sciopero poi rientrato in Febbraio: questo blog, come forse sapete, non è nato come strumento politico ma solo come condivisione di esperienze personali e familiari. L' argomento di cui sono pieni i giornali in questi giorni meriterebbe approfondimenti in sedi che non sono certo il piccolo blog di una piccola farmacia genovese.

Se non cambierà nulla nei prossimi giorni a livello governativo,  lo  sciopero annunciato da Federfarma si terrà il  26 Luglio data nella quale noi saremo chiusi per ferie.

Il servizio verrà garantito dalle farmacie aperte per turno settimanale come se fosse una Domenica qualsiasi.

È un grande dispiacere arrivare a conclusioni di questo genere ma la speranza è che possano essere utili almeno a generare una concertazione tra chi decide e chi poi subisce quotidianamente i provvedimenti presi come quelli contenuti nella spending review .

Proviamo a spiegare, come abbiamo cercato di fare con i bambini a casa, quali sono i motivi di questo sciopero con una "favola".

Il papà Stato ha due figlie : una si chiama spesa farmaceutica territoriale l' altra spesa ospedaliera e come tutti i figli non hanno comportamenti uguali...

La  prima (farmaceutica) ogni mese presenta il conto di come spende la sua "paghetta", documenta ogni spesa mandando addirittura  il conto al papà che può sapere in tempo reale dove vengono spesi i soldi e controllare tutto al centesimo .

L' altra figlia (ospedaliera)  non riesce a stare nei conti e non sa mai dove e come ma finisce sempre i soldi.  Man mano che cresce la disponibilità ed il papà allarga i cordoni della borsa la spesa cresce.


Qualche dato da chi i farmaci li vende a tutte e due  le "figlie".

 La fonte è Farmindustria:

"La farmaceutica si presenta con i conti in ordine”, sottolineano a Farmindustria. La spesa territoriale nel 2011 è stata del 13,2% del Fondo Sanitario Nazionale, al di sotto del tetto (13,3%), nonostante sia calcolata al suo interno una parte cospicua della spesa sostenuta direttamente dai cittadini (1,3%). Quella ospedaliera, invece, è stata pari a 3,6%, superando il tetto del 2,4%. Considerando sia quella territoriale sia quella ospedaliera, la spesa pubblica per medicinali in Italia è:

•più bassa che nella media dei grandi Paesi Ue del 26% (271 euro rispetto ai 390 degli altri);
•cresciuta dal 2006 al 2011 del 2%, molto meno rispetto al totale della spesa sanitaria (+10%) e degli altri beni e servizi acquistati dal SSN (+17%);
•diminuita nel 2011 del 4% mentre quella per gli altri beni e servizi acquistati dal SSN è cresciuta dell’1,8% (comunque meno dell’inflazione);
•stabile all’1,1% del PIL dal 2006 e nello stesso periodo diminuita in termini procapite dell’1%.

Il 2011 è stato il decimo anno consecutivo di calo dei prezzi dei medicinali, a causa di scadenze brevettuali e misure di contenimento della spesa (negli ultimi 5 anni le imprese del farmaco hanno pagato 11 miliardi di euro). Dal 2001 i prezzi sono scesi complessivamente del 28% (ma del 38% in media considerando i medicinali rimborsabili), rispetto a un’inflazione  aumentata del 24%."



Il bravo papà a questo punto prova a mettere le cose a posto in un modo strano:  al posto di controllare la spendacciona  toglie i soldi alla concreta, che sa cosa spende, e quindi la cifra disponibile la gira a quella che costa sempre di più e che non riesce a razionalizzare da tempo.

Oltre a questo decide di farsi lo "sconto" e non versare  ad ogni farmacia la cifra pattuita ma meno, non perchè il servizio fornito non funzioni  ma perchè ha deciso cosí .

Sicuramente in questo momento tutti danno un contributo per uscire dalla crisi  ma nessuno potrebbe sopportare che venisse prelevata dal proprio stipendio in maniera forzosa una cifra che non risolverebbe certo i problemi attuali a meno che non diventasse  una tassa una tantum ma applicata in maniera uniforme a tutti, farmacisti ovviamente compresi.

La rete delle  farmacie, che al contrario dell' immaginario generale non sono sempre quella giganti e  sfavillanti  ma soprattutto quelle piccole, magari  rurali  in cui esiste un titolare che fa da confessore e consigliere e se proprio serve vende il farmaco, rischia di saltare per la somma delle decisioni prese negli ultimi mesi da un governo di tecnici che dimostra un accanimento poco comprensibile ai più per un settore marginale negli equilibri di spesa italiana.

La cancellazione della pianta organica che dava la garanzia ai cittadini di avere farmacie distribuite sul territorio con un criterio di utilità  comporta il rischio di  alzare indiscriminatamente il numero delle farmacie non valutando, come è sempre stato nelle possibilità dei comuni di aprire nuove sedi solo dove sia necessario. Il rischio di questa decisione è di  portare  un peggioramento del servizio  nelle zone più disagiate e meno commerciali penalizzando in particolare le persone che non hanno possibilità di spostamenti.

Per esempio:  la prima conseguenza pratica  delle decisioni prese in primavera riguardante gli orari è che le farmacie notturne in molte città potendo scegliere l' orario e non avendo più  regolamentato l' obbligo di copertura della notte intera  abbiano deciso, in maniera totalmente lecita, di coprire la parte della notte più redditizia fino all'1  lasciando quindi un servizio  peggiorato e non migliorato per l'utenza.

La nostra speranza è quindi che il farmaco sia  sempre disponibile dove serve ed è necessario e non dove rende  ma soprattutto che  le decisioni politiche riguardanti la rete delle farmacie  sul territorio non portino solo  un  indebolimento e sgretolamento. Generando  quindi una situazione che non  da' ai cittadini  nessun vantaggio  finanziario ma un peggioramento di un servizio, sempre migliorabile,  ma  già ora cosi' apprezzato quotidianamente .

2 commenti:

  1. caro collega, parole sante!!!! ciao chiara

    RispondiElimina
  2. Grazie a te Chiara di essere passata di qui e speriamo che la situazione si risolva per il meglio .

    RispondiElimina